La nostra comprensione si ferma al primo cielo
In ciò che resta di uno spazio di reclusione, un antico testo eretico torna accessibile grazie all’AI, mentre un visore in realtà aumentata rivela le tracce di un immaginario alchemico generativo. La parola pronunciata è un atto profondamente umano. L’ambiguità del linguaggio è una componente della nostra coscienza.
Dell’ordine dei cieli
La nostra luce non si estende oltre
la superficie di quel primo
in cui la natura, con la sua potenza, guida
la forma intelligibile che ci separa
dagli animali nell’aspetto esteriore,
poiché nessuna creatura ha mai visto il tutto.
Sopra ogni cielo stanno essenze pure,
stanno benevole per la dolce nota
di una melodia composta
di molte cose, e con il loro corso guida
danno forma all’armonia
dove la pietà non chiude gli occhi;
e per la forza di tale virtù
servono il moto di ogni sfera
da cui riceviamo vita e salute;
e l’arco dove dimorano luci diverse
gira in basso con stelle subordinate,
e lascia uno spazio ben segnato da passaggi misurati.
Le quattro qualità formano questo
così che il soggetto diventa attivo grazie a esse,
perché le lega con la sua dolce legge.
Sotto risplende quella stella dolente,
lenta nel suo corso e nemica della virtù,
che coi suoi raggi non fece mai nulla di bello.
Getta il gelo sulla terra con un soffio freddo,
e chi non ha pietà lo avverte,
mentre l’aria stridente grida “guerra, guerra”.
La luce benigna è circoscritta
dentro il sesto cielo, da cui si ottiene
ciò che bene si sperimenta dove appare.
Se l’anima non chiude i suoi begli occhi,
restando nell’ombra della vista umana,
desidera che dorma tra le sue braccia nude.
La stella di fuoco che non ha riguardo per la pietà,
ma si mostra sempre fredda nella misericordia
verso chi la turba, gira sotto di essa,
e diffonde per l’aria una tale tempesta,
tale è il suo potere, che ovunque fa preda;
nel nostro tempo la vediamo cresciuta.
Poi gira il corpo della nostra vita,
agente universale su tutti i soggetti;
e la virtù così dipinge la sua ferita
attraverso i raggi ardenti con cui riscalda
la qualità pesante che in essa si piega,
così che tutto ciò che vive ne conferma il potere.
La stella d’amore nella terza sfera
dà angoscia all’anima con la sua luce
per una cosa bella che non resta lontana
da lui, a meno che la morte non ne spenga la forma.
Dove il suo raggio gentile non risplende,
non c’è anima di tale natura.
Il pianeta gira con doppio desiderio
verso quella sfera da cui procede tanta luce,
che spoglia l’anima di ogni oscurità.
La stella fredda gira nel piccolo cerchio,
ultima di tutte, e non è vero che consumi
l’ombra con il suo splendore eccessivo.
Ogni luce che i cieli possiedono
viene anche da quel corpo che la natura
per primo formò con zelo amoroso,
così che ogni stella risplende attraverso di esso.
Eppure l’ultima appare più sublime;
senza di esso, non riceve luce.
Ma quando gira tra i suoi raggi,
rattrista la virtù di tutto ciò che vive
e l’aria si scioglie in tempesta,
i fiumi calano e ogni virtù vacilla;
e chi porta gli stendardi sul campo
è spogliato dell’onore dalla spada avversaria.
Se la sua stella risplende a oriente
e si trova nell’ottava parte,
tale potere non può ribellarsi;
se l’altra gira al punto più alto,
questa prova colorerà l’aria
e farà fuggire chi è unto di piombo.
Muove i corpi di ragione minore
e scaccia tutto ciò che non può
assimilarsi alla sua perfezione;
il loro bel volto turba la nostra vista,
nello specchio dipinge una figura di nebbia
e toglie la luce al figlio con grande diletto.
Gli altri animali, privi di virtù,
possiedono sempre il margine estremo di questo.
O grande virtù che muovi tutte le cose!
O quanto appare bello il tuo valore,
tu che vuoi temperata ogni natura
per rendere la nostra vita più benigna,
o tu che mostri il terzo in una sola forma
e accendi di pietà la legge rigida!
Acerba / AI
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Mario Salvucci
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